I nove tipi psicologici: struttura caratteriale

Per chiunque voglia adoperare l’enneagramma in ambito psicoterapeutico, è fondamentale conoscere la descrizione dei tratti caratteriali proposta da Claudio Naranjo. In Carattere e Nevrosi[1], in particolare, l’Autore osserva come sia di basilare importanza favorire il processo di autodiagnosi del paziente, operato dal terapeuta attraverso l’introduzione alle tipologie psicologiche e sostenuto attraverso il processo di comprensione delle stesse. Altro aspetto rilevante è l’osservazione dei meccanismi di difesa utilizzati, in quanto essi permettono al paziente di mantenere inconscio ciò che è inconscio e perciò di non procedere, o procedere a fatica, nel percorso terapeutico. La nevrosi, in questa prospettiva, diventa allora la ricerca deviata ed erronea dell’Essere che il terapeuta, con la collaborazione attiva del paziente, cerca di comprendere e correggere. Il carattere stesso costituisce di per sé la <<modalità di difesa fondamentale>> su cui agiamo. La nostra vita non è allora più guidata dall’istinto ma da quella sovrastruttura caratteriale, frutto di una precoce strategia adattativa, che noi definiamo ‘Io’ e che ci fa agire in modo automatico, limitando le nostre possibilità di scelta. E’ importante comprendere le differenze di questa impostazione rispetto all’impostazione psicoanalitica classica: secondo Freud, infatti, la nevrosi si fonda sulla delimitazione dell’attività istintuale ad opera del Super-Io; il quale, a sua volta, si sviluppa a partire dalla precoce interiorizzazione delle regole dettate dal mondo esterno. Nell’ipotesi di Naranjo, la nevrosi nasce invece da un’interferenza operata dal carattere – che si sviluppa molto presto nel bambino – sull’originario sistema di autoregolazione dell’organismo. E’ all’interno della corazza caratteriale che Naranjo situa tanto il Super-Io, quanto una sorta di <<contro-Super-Io>>, descrivibile come il correlato fenomenologico dell’Es freudiano. In quanto risultato della struttura caratteriale, esso non appare però animato, come vuole Freud, da pulsioni istintive né lo si può considerare preesistente al Super-Io. Entrambe le istanze scaturiscono dalla medesima necessità di adattamento precoce dell’individuo alla realtà. Inoltre, la teoria proposta da Naranjo riconosce l’esistenza di almeno tre istinti fondamentali nell’uomo: sopravvivenza, piacere e desiderio di rapporto. Il carattere si costruisce e si evolve così come sistema complesso, i cui tratti non sono accadimenti casuali ma combinazioni logiche pregne di senso, che trovano il proprio nucleo fondamentale della necessità di fuggire una <<ferita originaria>> che l’individuo non può più permettersi di rivivere. E’ su questa base che si innestano le passioni (aspetto motivazionale) e le fissazioni (tendenza cognitiva deformante). La nevrosi appare quindi come un <<degrado della coscienza>> in cui le funzioni dell’Io e la ricerca del Sé sono obnubilate, limitate, assopite. Un degrado omnipervasivo, che si estende alla vita emotiva, alle motivazioni, ai comportamenti, alla qualità della vita in generale. Compito del terapeuta è allora quello di indagare sulla tipologia psicologica del paziente, aiutandolo a comprendere le dinamiche che lo animano, favorendo la “forzatura” della corazza caratteriale (la Personalità) e sostenendolo nel processo dello sviluppo del Sé (l’Essenza).

 

   Lo schema dell’Enneagramma così come lo conosciamo non propone una distribuzione casuale delle varie tipologie bensì un sistema organizzato in cui i rapporti tra i tipi sono caratterizzati da precise relazioni di contrasto, polarità, somiglianza. Sarà perciò comune, qualunque sia il proprio tipo, identificarsi in parte con le caratteristiche dei tipi adiacenti. E’ basilare evitare che il paziente reifichi la propria tipologia e sostenerlo invece nella comprensione della dinamica che la caratterizza e che lo fa muovere tra le tipologie a questa collegate. Se utilizziamo i tipi 3-6-9 come centratura dell’enneagramma, scopriremo, ad esempio, che i tipi 2-4 sono animati dalla polarità felicità/ tristezza; i tipi 5-7 da isolamento/espansività; i tipi 8-1 da antimoralità/moralità esagerata. Esistono inoltre dei rapporti di opposizione ben definiti; i tipi 1-5 descrivono l’ <<asse anale>>; i tipi 4-8 l’ <<asse orale-aggressivo>>, i tipi 2-7 l’ <<orale-recettivo>>. I tipi 3-6-9, con la loro posizione centrale rispetto alle triadi (sentimento, pensiero, azione), sono a loro volta accomunati dal fatto di avere scarso contatto con la dinamica fondamentale della triade a cui appartengono. Naranjo parla inoltre di un lato destro dell’enneagramma, più socievole, e di un lato sinistro, più asociale. Altri tratti di similitudine o opposizione appariranno più chiari a partire dalla esposizione delle varie tipologie.

   A proposito delle caratteristiche di seguito elencate, è importante sapere che non sempre queste vengono apertamente riconosciute dal paziente: uno degli obiettivi della terapia, lo ricordiamo, è proprio quello di portare a coscienza ciò che viene scotomizzato, negato, represso, proiettato.  Nel rispetto dell’unicità dell’individuo, che fa sì che nessun modello esplicativo possa rendere conto della complessità umana, osserviamo che la maggiore o minore pregnanza dei tratti caratteriali è anche funzione delle variabili dinamiche che saranno successivamente descritte (l’ala, il sottotipo, il livello di energia…).

   Al termine della descrizione dei tratti nevrotici di ogni tipologia, sono state aggiunte alcune note sul controtransfert, sugli aspetti positivi di ogni tipo e sulle possibili strategie di intervento terapeutico: saranno per il resto l’esperienza e la sensibilità del terapeuta a suggerire, di volta in volta, come impostare concretamente il <<viaggio>> intrapreso. 

(1) Naranjo, C. “Carattere e nevrosi”, Astrolabio, Roma, 1996



Tipo 1

 

Rabbia: Naranjo la considera come il sottofondo dinamico, la radice da cui si dipartono tutte le altre caratteristiche del Tipo 1. Raramente espressa, in quanto in contrasto con l’immagine virtuosa e puritana che il Tipo 1 vuole dare di sé, è originata dallo squilibrio che l’Uno vede tra il proprio impegno, il proprio senso di responsabilità e quello altrui. Si esprime spesso come irritazione, rimprovero, critica zelante.

Critica: L’atteggiamento critico del Tipo 1 assume spesso la forma del rimprovero moralistico, della “caccia all’errore” che pretende di manipolare gli altri affinché si adeguino ai propri desideri, dell’aggressività intellettuale e verbosa che permette all’Uno di giustificare razionalmente il comportamento manifesto senza dover prendere contatto con la motivazione inconscia che lo sostiene.

Atteggiamento pretenzioso: La tendenza al controllo sull’ambiente, tipica del Tipo 1 e reattiva probabilmente ad una frustrazione precocemente subita, si esprime sotto forma di ossessività, imposizione della disciplina, come creazione di un clima che inibisce la spontaneità altrui.

Prepotenza: La costruzione di un sistema di personalità rigido, moralistico, impeccabile e diligente, autorizza il Tipo 1 a richiedere tanto il riconoscimento delle proprie doti, quanto l’adeguamento altrui a simili principi.

Perfezionismo: Il forte senso critico ed autocritico che caratterizza questo Tipo, l’adesione a principi e regole astratte, l’orientamento conservatore e rispettoso della tradizione, obbligano l’Uno a non trovarsi mai in fallo. Ordine, pulizia, precisione nascondono tuttavia un desiderio inconscio di ribellione e trasgressione. 

Ipercontrollo: La ricerca della perfezione richiede un grande sforzo al Tipo 1, che rischia così spesso di perdere in spontaneità diventando, paradossalmente, goffo, maldestro e pedante. Gli Uno manifestano grosse difficoltà, ad esempio, a cimentarsi in attività impreviste o non strutturate.

Autocritica: Quando si riesce a scalfire l’immagine virtuosa che l’Uno vuol dare di sé si scopre, inevitabilmente, l’incapacità di accettarsi, tipica di chi è animato da un forte Super-Io.

Disciplina: L’atteggiamento moralista del Tipo Uno si manifesta in tutti gli ambiti: la severità con cui affrontano la vita spesso preclude loro il piacere, l’ozio, la trasgressione, anche di tipo sessuale. 

Meccanismi di difesa: Il Tipo Uno utilizza la formazione reattiva come meccanismo fondamentale che gli permette non solo “di coprire qualcosa con il suo opposto, ma di distrarsi dalla consapevolezza della presenza di certi impulsi, ricorrendo ad attività opposte”.

Note sul controtransfert: In terapia sono spesso pazienti esigenti ed ipercritici, sempre pronti a cogliere il terapeuta in fallo. Creano un clima a volte poco spontaneo, mettendo alla prova le competenze e l’affidabilità della persona a cui si affidano. Eventuali digressioni rispetto al contratto terapeutico (brevi ritardi, spostamento degli appuntamenti, interferenze non previste), specie all’inizio della terapia, possono creare ripercussioni sulla possibilità di instaurare con loro un rapporto significativo.

Aspetti positivi: I Tipi 1, superata la diffidenza iniziale, possono essere dei validi collaboratori in terapia. Essendo fondamentalmente persone precise, tese al proprio miglioramento, che si impegnano a fondo in ciò che fanno, oneste con se stesse e con gli altri, in genere seguono le indicazioni e gli spunti di riflessione offerti dal terapeuta.

Su che cosa lavorare: Occorre aiutarli a concedersi momenti di svago e di piacere; ad accettare l’imperfezione degli esseri umani, compresa la propria; ad esprimere la rabbia ed i sentimenti negativi che li animano; a prendere contatto con la propria parte oscura; a ridurre il predominio del Super-Io ipercritico; ad analizzare i propri sensi di colpa e a non vedere la vita come racchiusa tra scelte di tipo dicotomico.

In copertina il personaggio “Furio”, interpretato da Carlo Verdone, esempio di Tipo 1 ossessivo-compulsivo


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *