Introduzione

La Quarta Via non richiede che ci si ritiri dal mondo, non esige la rinuncia a tutto ciò che formava la nostra vita. Essa comincia molto più lontano che non la via dello yogi. Ciò significa che bisogna essere preparati per impegnarsi sulla quarta via e che questa preparazione deve essere acquisita nella vita ordinaria, essere molto seria e abbracciare parecchi aspetti differenti. Inoltre un uomo che vuole seguire la quarta via deve riunire nella sua vita condizioni favorevoli al Lavoro, o che in ogni caso non lo rendano impossibile. Infatti, bisogna convincersi che sia nella vita esteriore che nella vita interiore di un uomo, certe condizioni possono costituire per la quarta via barriere insormontabili. Aggiungiamo che questa via, contrariamente a quella del fachiro, del monaco e dello yogi, non ha una forma definita. Prima di tutto essa deve essere trovata.

Ouspensky

 

Molti dei testi e dei corsi che introducono al tema dell’enneagramma affrontano l’argomento descrivendo essenzialmente i tipi psicologici con le loro vie di evoluzione/involuzione, mentre spesso relegano la chiave di lettura del sistema in poche pagine introduttive. Si rischia così di ridurre la complessità e la ricchezza del sistema ad un ennesimo modello classificatorio-descrittivo del genere umano, perdendone l’aspetto dinamico ed evolutivo e, soprattutto, dimenticando quello che è lo scopo reale del lavoro su di sé di cui parlano Gurdjieff e i suoi successori. È come vivere al piano terra di una casa inconsapevoli del fatto che esistono altri piani, ognuno dotato di una propria chiave di accesso. La Quarta Via, dice Gurdjieff, non richiede che ci si ritiri dal mondo ma che si viva in esso sviluppando la consapevolezza di sè e delle leggi dell’universo. La Quarta Via è in mezzo a noi, sotto gli occhi di tutti ma paradossalmente, impregnati dai condizionamenti a cui siamo sottoposti sin dalla più tenera età, non siamo più in grado di vederla. Essa deve essere trovata e non è semplice comprendere da dove cominciare la nostra ricerca. Fin dalla nascita, se non dal momento del concepimento, siamo immersi in una sistema di regole e tabù che definiscono i confini delle nostra identità e che chiamiamo cultura ma che, come l’aria che respiriamo, non è visibile se non attraverso un notevole sforzo di volontà. Assumiamo quindi in modo acritico il modello di pensiero dominante attraverso le principali istituzioni inculturative a ciò preposte, come la famiglia e la scuola, e chiamiamo questo processo “educazione”, convincendoci che è proprio grazie ad esso che possiamo emanciparci da un primitivo stato di natura al ruolo più evoluto di esseri sociali, senzienti e pensanti. Il confronto con culture diverse dalla nostra dimostra in modo lampante tutto ciò, tanto che la storia dell’uomo è sempre stata caratterizzata dal tentativo di combattere lo straniero o, in alternativa, di acculturarlo esportando i nostri modelli di interpretazione del mondo.

In realtà l’uomo vive molto al di sotto delle sue reali capacità e per quanto le scoperte scientifico-tecnologiche ci facciano sentire al culmine della nostra evoluzione, siamo dominati dalla meccanicità, dalla frammentazione  e dall’incoerenza dei nostri molteplici “io”. Ma in effetti non possiamo obbligare nessuno a cambiare o a prendere coscienza di quanto afferma l’insegnamento della Quarta Via ed è per questo che questa strada, pur essendo sotto gli occhi di tutti è così difficile da trovare e da percorrere. Il processo di separazione di ciò che è nostro (essenza) da ciò che non lo è (personalità) può essere doloroso ed impegnativo e richiede che tutte le nostre energie siano orientate verso di esso e spesso contro tutto ciò che abbiamo appreso in lunghi anni di condizionamento. È un percorso che ci espone alla solitudine, all’incomprensione di coloro che ci circondano, talvolta al dolore. E non è prevista la possibilità di sottrarsi al mondo perchè l’evoluzione dalla meccanicità all’intenzionalità non può che avvenire attraverso la propria diretta e concreta esperienza nel mondo.

Ma cosa si ottiene attraverso questo difficile ed inconsueto percorso? Il “Ricordo di sé”, cioè la capacità di comprendere in modo profondo la propria costellazione dinamica, di riconoscere i modelli culturali che insistono su di noi rendendoci esseri meno liberi e consapevoli, di emanciparsi dalle aspettative nevrotiche di chi ci circonda e che spesso abbiamo interiorizzato a tal punto da non riconoscerle come tali ma da assumerle come normali ed adeguate, di utilizzare al meglio le nostre energie senza sprecarle in cose inutili o persino dannose, di apprendere da ogni esperienza, positiva o negativa che sia, qualcosa di nuovo su noi stessi e sulle leggi che ci legano inesorabilmente gli uni agli altri e tutti insieme all’universo. Con il linguaggio della gruppoanalisi, quello che possiamo apprendere è riconoscere le matrici che insistono su di noi, nostre gruppalità interne, separare l’idem dall’autos, gli aspetti replicativi ed inconsci della nostra identità dal germe del “farsi contro”. I processi di identificazione con l’altro sono il fondamento stesso dell’individualità umana: la specificità dell’essere umano consiste proprio in questa capacità innata ad apprendere, ad assumere come fossero propri, i segni delle intenzionalità, degli affetti, dei modi relazionali che il proprio ambiente intende trasmettergli, letteralmente in-segnargli. (Napolitani, 1980). La gruppalità interna è allora l’esito di questa internalizzazione di relazioni con cui sin dalla nascita abbiamo a che fare. Ma è nella dimensione creativa ed innovativa dell’identità definita autos che l’individuo può cominciare a riflettere su se stesso, sui miti inconsci che lo popolano e lo determinano limitando la sua possibilità di farsi soggetto attivo della propria storia, di distinguere l’io dall’altro, pur dialogando con esso. La soggettività, in questa prospettiva, è una possibilità di nascita perennemente aperta: il processo di trasformazione dell’identità necessita di entrambi i momenti, quello replicativo e quello creativo ed è solo dalla relazione dinamica  tra questi opposti che può scaturire un reale processo di conoscenza e di cambiamento.

Il corpus degli antichi insegnamenti della Quarta Via ci è stato reso noto attraverso il lavoro di Gurdjieff e i suoi allievi e successori, primi fra tutti Ouspensky e Rodney Collin. Molti autori hanno contribuito alla sua diffusione e lo hanno arricchito attraverso le proprie riflessioni ed esperienze, violando forse il patto che lega la conoscenza dell’enneagramma alla tradizione orale ma regalandoci l’opportunità di conoscerlo, farlo nostro e contribuire alla sua diffusione. Ciò che possiamo comprendere di questo sistema dipende, di volta in volta, dal livello evolutivo raggiunto dal nostro essere e dalla nostra volontà di mettere in pratica con impegno e costanza quanto esso afferma, non solo con la nostra mente ma anche con le nostre emozioni ed i nostri comportamenti.

 

 

Il significato del sintomo

Questa liberazione può di fatto essere molto grande. Tutti gli uomini la desiderano e si sforzano di averla. Essa però non può essere ottenuta senza la prima liberazione, una liberazione minore. La grande liberazione è la liberazione dalle influenze all’esterno di noi. La liberazione minore è la liberazione dalle influenze dentro di noi.   

Gurdjieff

Al tempo in cui la psicologia era legata alla filosofia e alla religione, essa esisteva sotto forma di Arte. Poesia, Tragedia, Scultura, Danza e la stessa Architettura erano mezzi di trasmissione della conoscenza psicologica.

 

Ouspensky

 

 

Tutte le discipline contemporanee, compresa la psicologia, studiano l’uomo in modo frammentario ed ogni risultato da esse ottenuto resta, nostro malgrado, un frammento tra una moltitudine di altri frammenti slegati da una comprensione globale dell’uomo e del suo posto nel mondo. Questa affermazione sicuramente non incontra molti consensi, dato che ci siamo oramai abituati a ragionare secondo le leggi della frammentazione e della specializzazione delle varie discipline. Il mondo della scienza si è inoltre separato dal mondo della filosofia, della religione e dell’arte molto tempo fa ed oggi viviamo in un’epoca in cui la conoscenza scientifico-tecnologica ha assunto il ruolo di cultura dominante a scapito di altre forme di conoscenza. Ma il principale ostacolo è costituito innanzitutto dall’individuo stesso il quale, vivendo sempre più nel mondo della meccanicità è restio ad accogliere affermazioni di questo genere. Le persone che si avvicinano alla psicoterapia talvolta manifestano un non ben definito disagio che collegano alla propria difficoltà di stare nel mondo, molti esprimono la sensazione di girare a vuoto e di non comprendere l’origine del proprio malessere o di non capire come gestirlo e superarlo. Impregnati dalla cultura dell’eterna giovinezza imperante che non contempla al suo interno momenti di crisi o di malattia, molti desiderano semplicemente dare un nome al loro disagio e trovare un rapido rimedio che lo allontani, alienando così da sè la possibilità di comprendere ciò che questo dice su di loro: ognuno a modo proprio è alla ricerca di uno stato di benessere che spesso viene negato, represso, disconosciuto. 

Altri invece hanno già cominciato ad interrogarsi sulle proprie potenzialità inespresse e sulle possibilità di cambiamento, vogliono farsi soggetti attivi del proprio benessere senza delegarlo ad altri o non si accontentano di una terapia farmacologica che attenua i sintomi ma non risolve le cause. Nel terapeuta cercano un compagno di viaggio più che un salvatore ed avvertono che nessuno può davvero sostituirsi a loro nella comprensione e nel superamento del disagio di cui sono portatori. Si stupiscono nello scoprire quanto siano prevedibili i loro comportamenti, i loro pensieri, le loro emozioni e le loro dinamiche relazionali: chiedono in sostanza di aumentare la consapevolezza di se stessi, di capire come funziona la macchina umana e desiderano emanciparsi dalla dimensione dell’idem. Nel sistema della Quarta Via questo desiderio di liberazione interna è una condizione essenziale ed imprescindibile per altre forme di liberazione, che riguardano le influenze esterne su di noi. Dobbiamo innanzitutto partire da noi stessi, dalle nostre distorsioni cognitive, dalle nostre trappole emotive e dai nostri meccanismi di difesa se vogliamo davvero cambiare. I momenti di consapevolezza che così creiamo, se opportunamente collegati ai fondamenti del sistema della Quarta Via, ci aiutano a capire il funzionamento della psiche umana e ad iniziare il processo di differenziazione tra essenza e personalità. Ma per cambiare veramente dobbiamo innanzitutto realizzare la nostra impossibilità di cambiare, la nostra assenza di volontà ed unità, il livello minimo della nostra consapevolezza. Se non siamo sufficientemente preparati ad accogliere la nostra incapacità, il lavoro su noi stessi non può proseguire oltre e i nostri ammortizzatori interni, di fronte ad un tale scenario, ripristinano omeostaticamente lo stato precedente che, seppur disfunzionale è almeno conosciuto.

Superato il primo ostacolo, chi si avvicina alla psicoterapia basata sul sistema dell’enneagramma e della Quarta Via, ne incontra subito molti altri. Innanzitutto deve comprendere ciò che favorisce lo sviluppo della psiche e ciò che invece è dannoso, spesso sovvertendo tutto ciò che ha appreso nel corso della propria vita e di cui non ha mai dubitato. A partire dal riconoscimento della propria costellazione enneagrammatica, infatti, scoprirà che molte delle azioni che normalmente compie, dei pensieri e delle emozioni che lo animano sono di origine puramente meccanica e che ostacolano la sua evoluzione. Scoprirà come è difficile riconoscere questi meccanismi nello svolgimento della vita quotidiana ed operare in una direzione diversa da quella consueta. Tutto l’universo gli sembrerà probabilmente cospirare contro affinché nulla in lui cambi davvero.

È per questo motivo che chi opera secondo i principi della Quarta Via sostiene che il sistema ha senso solamente per coloro che sanno di averne bisogno:

dobbiamo renderci conto di languire in prigione
dobbiamo desiderare di evadere
dobbiamo avere amici che vogliono scappare
dobbiamo ricevere aiuto dall’esterno
dobbiamo lavorare per scavare una galleria.

 

La Macchina Umana

Ho già detto che ci sono persone che hanno fame e sete di verità. Se esaminano i problemi della vita e sono sinceri con se stessi, si renderanno presto conto che non è possibile vivere come hanno fatto sino ad ora; che la via di uscita a questa situazione è fondamentale e che l’uomo può sviluppare le sue capacità e poteri nascosti solamente pulendo la sua macchina dalla sporcizia che si è accumulata nel corso della sua vita. Ma per intraprendere questa pulizia in maniera razionale, egli deve vedere cosa deve essere pulito, dove e come; ma vedere questo da solo è quasi impossibile. Per vedere qualche cosa egli deve vedere dal di fuori; e per questo è necessario un aiuto reciproco.

L’uomo è un essere che può “fare”, dice questo insegnamento. Fare significa agire coscientemente e di propria volontà. Dobbiamo riconoscere che non possiamo trovare una definizione dell’uomo più completa di questa.

La volontà è il segno di un essere che ha un livello di esistenza elevatissimo rispetto all’essere di un uomo ordinario. Solo gli uomini che posseggono un essere di quel livello possono fare. Tutti gli altri sono unicamente degli automi, messi in moto da forze esteriori, semplici macchine o giocattoli meccanici che funzionano fino a che non si scarica la molla interna, e del tutto incapaci di aggiungere alcunché alla propria carica.

Gurdjieff

Affermare che l’uomo è una macchina particolarmente evoluta che opera secondo meccanismi automatici molto sofisticati e di cui siamo poco consapevoli è quasi banale. Ma se affermiamo che la meccanicità non si limita al funzionamento del nostro sistema cardiocircolatorio o alla pompa sodio-potassio delle nostre cellule ma che essa investe anche il nostro pensiero, il mondo emotivo e molti dei nostri comportamenti che in realtà ci sembrano intenzionali, incontreremo senz’altro delle resistenze. Nel corso degli anni abbiamo in genere imparato a sviluppare una certa efficacia nelle nostre azioni e spesso abbiamo ricevuto feedback positivi in tal senso; ovviamente riteniamo che i nostri ragionamenti siano perlopiù il risultato di un pensiero critico ed autonomo; che il lavoro che abbiamo scelto sia proprio quello più adatto a noi; che i sentimenti che nutriamo nei confronti del nostro partner o degli amici siano profondi e sinceri. In fondo “Matrix” è l’unico mondo che conosciamo e non abbiamo motivo per dubitare che sia reale, così come non ne hanno gli uomini del mito della caverna descritto da Platone, che guardano le ombre proiettate sullo sfondo scambiandole per la realtà. Ed in parte questo è anche vero: ogni individuo è unico, irripetibile, non riducibile ad alcun modello precostituito.

Ma allora come si spiegano le “incredibili” capacità predittive del terapeuta o del formatore che operano attraverso la conoscenza dell’enneagramma? In alcuni casi, ad esempio, basta osservare per pochi minuti una persona per predire con un piccolo margine di errore quale sarà il suo comportamento più probabile in certe situazioni…  le stesse persone sono stupite quando si scoprono descritte perfettamente nei testi di Claudio Naranjo o Helen Palmer. In realtà sin da piccoli acquisiamo memorie automatiche a livello cognitivo, emotivo, istintivo e motorio e le imprimiamo così profondamente dentro di noi da assumerle come nostre, tanto che quando, sollecitati da un opportuno stimolo, le utilizziamo non ci rendiamo conto di come esse costituiscano una risposta associativa automatica allo stimolo stesso, che si esprime senza una reale partecipazione della nostra coscienza. È per questo che il primo passo verso il “ricordo di sé” è l’osservazione di quanto accade in noi. Si potrebbero criticare queste affermazioni ed obiettare che la macchina umana funziona in maniera perfetta proprio grazie a questi meccanismi automatici: in fondo molte delle azioni che si svolgono nel nostro corpo in qualsiasi istante e che ci mantengono in vita si compiono senza la nostra partecipazione volontaria. Ma l’elevata neotenia dell’essere umano, che fa di noi degli esseri sociali e plasmabili dalla cultura di riferimento, comporta anche che molti degli stessi assunti culturali che ci vengono trasmessi contengano elementi di distorsione di cui siamo poco consapevoli e che in genere sono in linea con quanto accettato dall’ambiente che ci circonda. E queste distorsioni, come molti studi antropologici dimostrano, investono ogni parte della macchina umana, determinando usi, costumi, gusti, modelli di pensiero, emozioni e comportamenti.

L’articolo continua nella Parte 2

 

 

 

 

 

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